Bruno De Martin - Ogni vita è un capolavoro
03Febbraio/20
Interviste

OGNI VITA E' UN CAPOLAVORO – BRUNO DE MARTIN

Treviso - 03/02/2020

"Ogni vita è un capolavoro". Potremmo fermarci qui, a quest'assunto, ma c'è di più.

Qualche mese fa un gruppo di fotografi ha coinvolto alcune persone molto particolari per un progetto estremamente interessante. Il nome del progetto è, appunto, "Ogni vita è un capolavoro".

Si tratta di 33 scatti, realizzati coinvolgendo persone anziane (alcune delle quali colpite da Alzheimer), che vanno a ricreare alcuni capolavori pittorici realizzati tra il 1400 e il 1900.

Uno degli artefici di questo progetto è Bruno De Martin, fotografo trevigiano classe '69, che nell'intervista che segue ci parla di sé e di questo singolare progetto.

"Sono nato a Treviso nel 1969 ed avendo un padre fotografo si può dire che sono nel mondo della fotografia da sempre. L'attività come fotografo è iniziata nel 1991 quando ho preso le redini di FOTOSTAMPA attività aperta a Treviso da mio padre nel 1966. Mi sono dedicato principalmente al negozio e alla fotografia di cerimonia con disgressioni su reportage, sport e paesaggio per passione. Ho visuto i principali cambiamenti nella fotografia degli ultimi 40 anni, dal b/n sviluppato e stampato in camera oscura al colore sviluppato e stampato dal laboratorio, passando poi per la lavorazione "in casa" tramite minilab e per finire nell'epoca del digitale che ha rivoluzionato la fotografia e il mercato. Come tanti fotografi "figli d'arte" mi sono formato stando a fianco di mio padre, dal quale ho appreso le basi tecniche ma soprattutto lo stile semplice. Con gli anni però ho sentito la necessità di un pò di formazione, anche perchè se vuoi stare sul mercato non puoi farti trovare impreparato. Il mio carattere mi ha sempre tenuto lontano da concorsi o progetti importanti fino all'anno scorso, quando ho accettato quella che per me è stata un pò una sfida, durante la quale qualche lacuna tecnica è stata sostituita da sensibilità e intuizione. Soprattutto quella sensibilità che spesso manca a chi produce degli scatti tecnicamente perfetti ma che alla fine non comunicano nulla.".

Nasce così, per Bruno, il progetto Ogni vita è un capolavoro.


(CFFC) - Le tue attività fotografiche sono radicate nel territorio: collaborazioni con palestre, librerie, eventi locali, quasi a voler intensificare la messa a fuoco rispetto a contesti più caotici. Quanto è importante per un fotografo prendersi del tempo per mettere a fuoco i suoi obiettivi e progetti?

(BDM) - Avendo un piccolo negozio ho sempre cercato di essere presente sul territorio perché secondo un concetto ormai vecchio (l'avvento di internet ha stravolto tutto) i potenziali clienti erano quelli legati a una particolare zona. Anche in riferimento al progetto "Ogni vita è un capolavoro" inizialmente il ragionamento è stato questo: mi è stato chiesto di collaborare a titolo gratuito e come sempre la speranza è anche quella di avere un po' di visibilità nella propria zona. Infatti il progetto prevedeva la realizzazione di 10 scatti che poi sarebbero stati esposti negli istituti ISRAA qui a Treviso e questa era la visibilità a cui facevo riferimento. Invece il buon lavoro di tutta l'equipe ha portato a un risultato ben superiore ad ogni aspettativa suscitando un notevole interesse. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda ritengo fondamentale pianificare ma mi rendo anche conto che non sempre è possibile. In questo caso per esempio c'è stato poco tempo per pianificare il progetto basti pensare che il tutto è stato realizzato in poco più di tre mesi ma forse questo alla fine è stato un valore aggiunto.


L'intervista prosegue dopo la photogallery

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(CFFC) - Con il progetto “Ogni vita è un capolavoro”, quali obiettivi fotografici e sociali vi prefiggete di raggiungere?


(BDM) - Il progetto inizialmente è stato pensato come attività interna all'istituto per stimolare alcuni residenti che sono stati preparati e convolti in una attività diversa dal solito. Tutto il lavoro è stato pensato e realizzato mantenendo al centro la persona, la scelta delle opere non è casuale o in base alla loro importanza ma cercando chi poteva reinterpretarle per somiglianza o assonanza caratteriale. Gli anziani si sono sentiti coinvolti, si sono divertiti e per un attimo sono tornati ad essere protagonisti. Questo era l'obiettivo iniziale e direi principale ed è stato raggiunto. Successivamente grazie alla qualità del progetto stesso ci sono stati nuovi spunti di lettura che hanno fatto uscire il progetto da un ambito locale suscitando un notevole interesse. Ad esempio qualcuno vede nelle nuove opere i protagonisti dei quadri originali invecchiati (questo grazie alla notevole bravura dei protagonisti che hanno saputo interpretare meravigliosamente i personaggi). Sono stato più volte presente durante l'esposizione delle opere e mi sono reso conto che ogni visitatore le vede con occhi diversi e ne fa una sua lettura. La cosa per me più importante è capire che ogni persona con il suo vissuto ha valore, indipendentemente da eventuali deficit e soprattutto in una fase della vita in cui purtroppo si tende ad essere messi da parte.


(CFFC) - Siamo molto curiosi di chiederti com’è stata l’interazione tra i 41 anziani colpiti da Alzheimer e il set fotografico, ispirato a quadri ed opere famose dal 1400 ad oggi, e come mai avete preferito questo tipo di “ambientazione” rispetto ad ispirazioni più moderne.

(BDM) - Premesso che non tutte le persone coinvolte erano colpite da Alzheimer (e questo è un aspetto che va sottolineato proprio perché uno degli obiettivi era far capire che dalle immagini non si riesce a fare questa distinzione proprio perché "ogni vita è un capolavoro") devo dire che non è stato difficile perché si è cercato di creare sempre un ambiente piacevole in cui gli anziani si sentivano coccolati (era sempre presente personale qualificato che conosceva le persone e le sapeva mettere a proprio agio). Mentre venivano preparati con trucco e vestizione noi si allestiva il set curando soprattutto l'illuminazione quindi il tempo in posa era ridotto al minimo, ma questo poco tempo è bastato a creare sensazioni particolari che poi ho rielaborato in post produzione. Ecco è proprio questo che vorrei sottolineare, durante la postproduzione ho passato più tempo con i soggetti e ho potuto rivivere e rielaborare queste sensazioni, questa secondo me è la base della vera Fotografia.


(CFFC) - C'è qualche aneddoto o qualcosa di particolare accaduti sul set che puoi raccontarci?

(BDM) - Ce ne sono tanti, ogni quadro ne porta uno con se ma due in particolare hanno lasciato il segno: preparando lo scatto della "dama con ermellino" non avendo a disposizione un ermellino avevamo due alternative, un animale di peluche bianco o un cagnolino portato da una dipendente dell'istituto. Se il primo era più affine al quadro il secondo è stato la scelta vincente perché quando la signora ha avuto in braccio il cagnolino, quindi qualcosa di vivo, ha cambiato espressione e il suo sguardo si è illuminato. Guardate il quadro e ditemi se il suo sguardo non è favoloso! Vi racconto poi di Bacco, in questo caso il soggetto era già pronto ma andavano sistemati alcuni dettagli e mentre aspettavamo si è battuto sul petto dicendomi di essere stato scelto per il fisico, guardate la foto e ditemi se non viene da fare un sorriso e così ho fatto anch'io. Allora mi chiede di porgergli il suo borsello dove tiene alcune cose importanti, tira fuori una vecchia foto in b/n dove era ritratto un giovane muscoloso... era lui! Lui è stato scelto per il suo fisico e questo lo potete vedere dallo sguardo fiero con cui ha interpretato il giovane Bacco. Meraviglioso!


(CFFC) - Pensi che esperienze di questo tipo possano arricchire particolarmente un fotografo?

(BDM) - Sicuramente! Ritengo che esperienze del genere facciano capire quanto è importante la fotografia in un'epoca in cui viene spesso relegata a un semplice scatto fatto con il cellulare. Quanto bello è quando una tua fotografia entra nel cuore o nella mente delle persone e comincia a raccontare.


Termina qui l'intervista con Bruno De Martin, al quale vanno i nostri ringraziamenti per la disponibilità e la simpatia con le quali si è concessso alle nostre domande.